L’arte del subconscio

L’arte figurativa, nonostante i numerosi dibattiti sulla forma e la sua rappresentazione, non cessa di esistere. La figura rimane un qualcosa di necessario e fondamentale per poter mostrare mondi sommersi, forze oscure e caos. Come scrive nel suo saggio Gilles Deleuze:

«Tra tutte le arti, la pittura è probabilmente la sola che incorpori necessariamente, «istericamente», la propria catastrofe e, a partire da ciò, si costituisca come fuga in avanti. Alle altre arti la catastrofe è tutt’al più associata. Ma lui, il pittore, passa attraverso la catastrofe, afferra il caos, e prova a uscirne. I pittori si differenziano l’uno dall’altro proprio per il modo in cui ciascuno afferra questo caos non figurativo, per la loro previsione dell’ordine pittorico futuro, del rapporto fra questo ordine e il caos.»

S-FIGURAZIONE DEL SOGGETTO

I dati figurativi non devono quindi scomparire del tutto, come sostengono invece gli Astrattisti. L’arte figurativa deve resistere alla catastrofe per testimoniare l’intrusione di un altro mondo, nel mondo visivo della figurazione. La figura distorta, dilaniata, sfigurata, funge da apertura verso altre sfere del sensibile. La poetica artistica di Giacometti e Bacon hanno, come punto di interesse comune, la ricerca del dramma esistenziale dell’essere umano e il problema della sua figurazione, mostrato attraverso il processo di sfigurazione. Ho dimostrato come la loro arte attacchi la forma, nel ricercare la struttura invisibile delle cose. Dopo aver analizzato l’opera di questi due grandi maestri contemporanei, ho fatto un salto in avanti, interrogandomi sull’attualità; un’attualità che azzera l’identità individuale, omologando le masse. 

REALTA’ DIGITALE PIU’ TANGIBILE DEL REALE

Viviamo in questa realtà digitalizzata, in cui l’immagine dentro uno schermo viene percepita più vera e tangibile del reale stesso. Gli artisti si trovano oggi obbligati a sfruttare questa dimensione, per far arrivare nel modo più chiaro e diretto possibile al pubblico i messaggi delle proprie opere. Ricercando artisti esemplari sotto questo aspetto, mi sono imbattuta nei dipinti di Adrian Ghenie e Lars Elling. Sono rimasta colpita dalle loro opere, in quanto queste prendono come punto di partenza immagini del Web, fotogrammi e foto (famose o della sfera familiare), sulle quali successivamente i due pittori attuano un trattamento di s-figurazione. Attaccano le forme con pennellate gestuali, colature, sfocature e deformazioni, al fine di rappresentare l’irrappresentabile: le forze invisibili che corrodono gli esseri umani dall’interno, l’orrore e la violenza che avvolge la nostra razza dai secoli più remoti fino ai nostri giorni e la cupa natura istintuale insita nel subconscio degli individui. Senza mai abbandonare la figura, gli artisti citati in questo testo compiono un’operazione di ri-velazione della realtà celata “oltre” il visibile. Come sostiene Merleau-Ponty:

“Il visibile non è altro che una superficie dalla profondità inesauribile; esistono infinite altre visioni oltre la nostra. E se l’invisibile non è il contrario del visibile, in quanto quest’ultimo ha esso stesso una membratura di invisibile, allo stesso modo l’invisibile è l’altro del visibile, non appare che in esso, nel momento stesso in cui si ritrae. Per questo vedere è sempre vedere più di quanto si veda: è la visibilità stessa a comportare una non-visibilità, il che è quanto si definisce come “l’invisibile del visibile”. Così il corpo non è semplicemente un visibile di fatto tra i visibili, ma è visibile-vedente, o sguardo.”

FUNZIONE RIVELATRICE

In definitiva ho voluto dimostrare come la pittura debba necessariamente contenere, oggi come un secolo fa, elementi figurativi in grado di rimandare al di là da sé, recuperando l’eterno, ossia una dimensione “Altra”, partendo dall’effimero. Il processo di s-figurazione ha dunque una funzione rivelatrice. L’indagare il rapporto tra artisti e mondi invisibili ha indirizzato la mia ricerca verso le porte di una percezione “altra” rispetto alla realtà, già ampiamente masticata. Questa dimensione impalpabile, che ho imparato a conoscere attraverso i maestri del passato, ha condotto le mie creazioni verso un’orizzonte simil-metafisico e surreale.

 

Ho dato vita a delle figure dalle membra pulsanti che fuoriescono con un’ estrema vivacità della tavolozza dalla superficie del dipinto; prendono fiato da una dimensione ad un’altra – dall’Invisibile al Visibile. Si tratta di elementi capaci di abitare due mondi. Rivelano i segreti inconsci, le incertezze, le paure, i sogni e le dimensioni sconosciute che abitano gli esseri umani. I tratti distorti, assieme a pennellate vibranti e velature vivaci, portano la materia a caricarsi di un’estremo dinamismo che con brusca irruenza cancella e crea nel medesimo istante. Mi avvalgo di questa tecnica pittorica per rendere partecipe dell’opera lo spettatore, il quale mentalmente andrà completando l’opera attraverso il proprio vissuto. Vedrà magari se stesso dentro quelle figure scomposte, riversandovi ricordi ormai confinati nei meandri della mente, che affioreranno sotto forma di Reminiscenze dal passato, o ancora potrà utilizzare queste creature come talismani per rinascere, in un’ Autogenesi.

FIGURE IN CONTINUA TRASFORMAZIONE

Iniziando ad interrogarmi su cosa io volessi trasmettere al mondo, ho capito di dover invece trasmettere qualcosa “dal” mondo; insito nei substrati della mente, nei sogni, nelle intuizioni. Le primissime forme dell’infanzia hanno iniziato a battere contro le pareti della fantasia. Corpi indefiniti, ibridi hanno iniziato a materializzarsi nella dimensione onirica e del mio subconscio. Ho dato loro la possibilità di fuoriuscire e materializzarsi. Quando qualcuno mi chiede di parlare delle mie opere, subentra l’ansia di non riuscire a spiegare a pieno ciò che la mia mano ha creato. Capisco solo adesso perché questo accade: gli esseri che vado a rappresentare non sono ancora compiuti. Con la definizione di “non compiuti”, mi riferisco al fatto che sono delle figure “in genesi costante”, cioè delle creature in fase di compimento. Esse si stanno generando, avvolte in un vortice composto della loro stessa essenza. A tratti di materia sfibrata si alternano aree corporee definite. Le masse parzialmente informi, trasparenti ed opacizzate mostrano identità assenti e caratteri di riconoscibilità inesistenti.

Per me l’arte è oltre che forma di espressione e condivisione con gli altri di sensazioni e pensieri propri, qualcosa che aleggia nelle vite degli esseri umani fin dagli albori della vita sulla terra. Arte è mutaforma, spesso la si confonde o non la si vede. Animi sensibili la percepiscono in ogni forma di vita e in ogni luogo. Arte è uno stimolo che si fa strada dentro le viscere, si manifesta all’esterno in vari modi, attraverso rifiuto, stupore, incanto, meraviglia, sublime. Arte è dunque un qualcosa che non resta in silenzio, l’arte è attiva.

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